ROCK’N’DRAW – PIOTR SELL

Nome: Piotr 737319_10202723246144794_646270864_o

Cognome: Sell

Anno: 1985

Arte: disegnatore/animatore/artigiano

 

 

Sapete il detto “mettere le mani in pasta”?

Piotr Sell lascia poco alla fantasia, perché egli affonda letteralmente le mani nell’arte, si è appropriato del proverbio, di ogni sua sillaba, lettera, personalizzandola con il suo tocco e il suo punto di vista.

Di origini polacche, ma dal 2009 in Italia, Piotr Sell disegna, anima, costruisce e suona; mai sazio, sperimenta e fonde le tecniche di disegno più moderne con le tecniche d’incisione  antiche, come la xilografia. Sapientemente e con occhio attento, com’è quello di un artista completo, trova un punto di contatto tra le diverse arti.

Questo è Piotr Sell.

 

1 – Che cos’è per te l’arte?

Io la vedo principalmente come una parola usata nel linguaggio di oggi un po’ troppo spesso che a me fa guardare “l’arte” male, forse per lo snobismo. E’ un termine di senso molto ampio che quindi sta benissimo in qualsiasi contesto, è carico e intenso come per esempio “il futuro”, “la libertà’”… Con questi non si discute e a me interessa il dialogo. Mi viene di alludere alle parole di Steve Albini, uno dei miei grandi eroi, che diceva che quello che attrae la propria vanità va evitato e poi che fare parte di un certo ambiente o una comunità non è un fattore determinante, se si produce realmente. Per quello, dal punto di vista di uno autodidatta come me, ci vuole la voglia di fare, qualche idea e un po’ d’immaginazione. Proprio per quello parlando delle cose che faccio sto evitando di chiamarle “l’arte”. Preferisco sottolineare il fatto che produco le cose e la valutazione di queste la lascio agli altri. Poi ho notato anche  che, per le strani connotazioni nella mente comune, la parola “arte” crea una specie di barriera di imbarazzo e di scomodità di fronte alla gente che con il “mondo dell’arte” non centra, ma che invece sono le persone a cui io mi rivolgo e ho interesse d’interagire proprio con loro.

Infine, proprio nel mio caso, cioè quello di uno che fa varie cose che apparentemente hanno poco in comune una con l’altra, ancora una volta  “l’immagine dell’arte nella mente comune” semplifica e spiazza la caratteristica principale della mia attività che è invece il risultato dell’intreccio di varie discipline. Tutto finisce con un presupposto che sono probabilmente un pittore. Potrebbe essere anche figo solo che io sono qualcun altro e proprio di questo sono orgoglioso e lo voglio sottolineare.

2 – Parliamo del tuo stile estremamente accattivante e originale. E’ rock, trasgressivo, travolgente, il bianco che incontra il nero, i ruoli che siamo abituati a vedere in un fumetto s’invertono, il bianco viene “mangiato” dal nero dello sfondo. Come sei arrivato a questa essenza e dialogo perfetto? Hai voluto negare per scelta i colori?

Il disegno è una specie di strumento che mi permette di fare tante altre cose. E’ un linguaggio semplice, intuitivo ed efficiente nella comunicazione con gli altri. Comunque se parliamo per esempio del fumetto lo scopo è quello di raccontare una storia in un certo modo non il disegno in sé. Nel fumetto serve una soluzione efficace e divertente sia per me che lo faccio sia per quelli che poi lo leggono.

Sto sempre sperimentando, perché non sopporto fare due volte la stessa cosa comunque non sono un virtuoso e non aspiro a diventarne uno. Per cercare la ragione del fare una cosa non ripetendo quello che è già stato fatto dagli altri sto sempre cercando un approccio fresco, alternativo ma comunque umile che sta sempre nel raggio reale delle mie potenziali capacità.

Sull’uso del colore posso dire solo che finché non trovo un motivo sensato mi basta il bianco e nero che rimane sempre la mia estetica preferita per la bellezza grezza degli schizzi, delle bozze, dei disegni tecnici, delle riproduzioni fotocopiate…  Poi l’inchiostro nero e il tratto forte dello strumento sono per me l’essenza dell’arte e della calligrafia giapponese, ma anche della loro cultura pop cioè manga, film underground, musica noise… e io sono stato formato esteticamente in gran parte da questa cultura e dai suoi fenomeni.

Passando all’inversione dei colori o per meglio dire il fatto che sto disegnando in negativo l’ho cominciato a fare mentre lavoravo alla mia prima animazione. Era un video per una traccia di Tonylight ,un musicista, synth maker e grande amico milanese. Si trattava di una storia ambientata nello spazio cosmico che quindi chiedeva di utilizzare sfondi neri. Qualsiasi immagine tu fai diventare negativo sembrare cosmico… Lo vedevo inizialmente come un trucco per rendere più veloce disegnare centinaia di frames, ma dopo qualche prova è diventato evidente che lavorare in questo modo crea una serie di effetti particolari e i disegni sono completamente diversi quando si disegna la luce invece che le ombre. Ma insomma era nato tutti per caso.

3 – Il flusso da cui arrivi è quello del DIY (Do it yourself) una realtà pratica, che mette letteralmente le mani in pasta. Fin da piccolo ti piaceva costruire, smontare, creare o è nato col tempo?

Sono cresciuto circondato dai relitti degli anni ’70 e ’80 raccolti dal mio padre. A casa c’erano un sacco dei libri su come costruire le cose da solo, libri pieni di disegni tecnici. Realizzavo anche i modellini degli aerei con la carta. Fare da un paio di fogli un oggetto tridimensionale, di una geometria complessa, era un’esperienza molto stimolante per lo sviluppo della mia immaginazione. Forse proprio quello mi ha fatto capire che la mancanza dei materiali e senza gli strumenti sofisticati si può combattere con la testa, pensando in modo non convenzionale.

Per tanti anni giocavo tentando di costruire qualcosa. Mi affascinavano tantissimo i powertools e la lavorazione  del legno mi attirava in particolare, ma poche volte capitava di portare una cosa alla fine e semmai i risultati erano poco significativi. Avevo tanta voglia, ma realmente nessuna idea di cosa avrei potuto fare.

Lo spirito del DIY sarebbe la curiosità e l’esplorazione dei limiti. E’ abbastanza normale che i risultati dei primi tentativi siano imbarazzanti, ma si tratta di esperimenti che servono a sviluppare l’intuizione e la capacità progettuale. E quindi quando mi è venuta questa idea matta di costruire una chitarra elettrica improvvisamente ero realmente capace di farlo.

4- Parliamo della tua ultima fatica grafica: Fortuna & Punto. E’ la seconda volta che indossi i panni di un fumettista, la prima è il più “tradizionale” A Piedi Nudi. Fortuna & Punto è ancora da ultimare, ma qua a New Faces of Art, ci mostri in anteprima alcune tavole. Com’è nata l’idea e che tipo di storia ci dobbiamo aspettare rispetto al primo progetto?

E’ un esperimento di come rendere visibile l’aspetto straordinario del quotidiano. C’era un tempo, alcuni anni fa, in cui mi affascinava la fantascienza ma era  prima che cominciassi  a viaggiare, incontrare le persone strane e sentire le loro storie incredibili e vivere le esperienze un po’ da vagabondo. Poi imparare una nuova lingua e comprendere un’altra cultura è stat una svolta che ha cambiato completamente la mia percezione. Con Fortuna & Punto ho provato ad illustrare questi fenomeni che per me sono affascinanti.

Esteticamente volevo seguire lo stile che ho sviluppato per le animazioni che avevo avuto occasione di fare prima. Ho tentato ,in particolare, di dare a questo fumetto  un carattere cinematografico per così dire, prendendo spunto dai film come Night of Earth di Jarmush, Lost Highway di Lynch o Pulp Fiction di Tarantino, ma anche dalle tavole di Sergio Toppi. Forse per questo motivo mi è venuto di disegnare la città, le architetture. Tutta la storia è ambientata in modo abbastanza preciso, all’opposto a A Piedi Nudi che era abbastanza ascetico da questo punto di vista e più “teatrale”.

Fortuna & Punto è anche pensata come introduzione ad una specie di serie che forse riuscirò a disegnare in futuro. Sarebbe L’Uomo Rumore e tratterà delle varie storie legate a miei tanti tentativi falliti di fare il chitarrista in qualche gruppo. Allo stesso tempo spero di riuscire a far partire un reale progetto di musica…

5 – Vuoi parlarci brevemente del tuo metodo di lavoro? E quali strumenti usi?

Non c’è veramente niente di speciale nel come realizzo i disegni. La mia priorità è sempre di tenere la mia impostazione semplice, qualsiasi cosa faccia. Niente di stravagante, solo inchiostro, pennelli, pennini e carta poi c’è lo scanner e il Pc… Non uso mai le matite, ma lavoro con un lightbox – il tavolo luminoso – come gli animatori dei vecchi tempi.

La gran parte di tempo si utilizza per raccogliere i riferimenti, le foto e fare gli studi. Decidere cosa e come disegnare, la parte concettuale, la progettazione si potrebbe dire. Poi fare un disegno è una cosa rapida. Il mio concetto un po’ da samurai è questo.

L’esperimento forse più particolare, strano e divertente, è stato creare i disegni per il corto di Stefania Carbonara – Agnese Transitoria. Stavo dipingendo sulla carta bagnata.  Gli effetti erano imprevedibili e ogni disegno veniva distorto in qualche modo strano che con la retroilluminazione su lightbox nemmeno si capiva. Il tempo per realizzarne uno prima che la carta si asciugasse a volte era limitato a pochi secondi, ma poi ne dovevo fare una valanga.

La post-produzione delle scansioni è sempre presente e mi permette per esempio di assemblare più strati su un disegno. Comunque principalmente si tratta solo d’inversione dei colori e di piccole correzioni che faccio in digitale.

6 – Questo senso di artigianalità che si denota nei tuoi disegni, questo senso pragmatico del lavoro lo traduci anche nel settore musicale, infatti costruisci strumenti musicali. Da dov’è nata questa tua passione?

Una volta anni fa mi è venuta voglia di provare a fare incisioni su legno dopo che ho visto le stampe credo di Munch, fatte con questa tecnica. Da qualche parte ho letto che si usa il tiglio, un legno molto consistente e morbido. Ho chiesto qualche pezzo ad un artigiano, scultore e falegname che costruisce i mobili antichi – Janusz Pawlowski. Il suo laboratorio stava a due passi da me. Siamo diventati amici e passavo spesso da lui fino a che guardarlo lavorare mi è venuta voglia di provare a scolpire qualcosa. Fare un mobile però non mi andava. Fare uno strumento, una cosa che permette di fare altre cose, era un concetto molto affascinante. Poi suonavo da qualche anno la chitarra e ho pensato che forse conoscendo meglio come è fatta avrei suonato meglio… Allo stesso tempo in rete ho visto per la prima volta la chitarra senza testa di Ned Steinberger e mi sembrava incredibile. Ero così affascinato che mi sono costruito questa chitarra headless.

La mia seconda chitarra elettrica è il mio strumento principale che porto dietro ovunque vada, è abbastanza convenzionale.  Ultimo strumento che ho costruito è il contrabbasso elettrico che mi ha impegnato per quattro anni e rimane il mio progetto più ambizioso.

Ho smesso di costruire  strumenti perché un’attività artigianale del genere richiede di stare fermo, cosa che per me non funziona. Non è possibile portarsi sempre dietro tutto il laboratorio;  ultimamente preferisco dedicare il tempo a suonare invece che a costruire.

7 – Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato artisticamente?

Più che per le influenze artistiche sono stato formato da una serie di shock culturali e quelli che si potrebbe chiamare gli impulsi intellettuali – le idee di un certo approccio. Io per tanti anni disegnavo e dipingevo sul serio, ma era soltanto una ricerca degli aspetti estetici e tecnici di come realizzare, per esempio, un quadro. Nonostante l’ambizioso  obiettivo, quello che facevo non aveva molto spessore. Ad un certo punto non riuscivo più a vedere le ragioni per procedere così e sono passato a costruire gli strumenti musicali – oggetti utili e “vivi”. Poi dopo mi sono ritirato anche da quell’attività ,ma senza “fare le cose” stavo male; così ho ripreso a disegnare perché il modo di farlo si poteva adattare al mio modo di vivere.

Nel frattempo ho conosciuto Tonylight, ed è stata una svolta. Lui mi ha fatto capire che uno si può avvicinare a fare le cose che non è capace di fare tramite le capacità che possiede già e ricercare il proprio ed originale modo di svolgere queste attività in base alle proprie esperienze in altri campi. Così mi sono messo a fare le animazioni per la musica.

Per quanto riguarda lo stile dei miei disegni, ho cominciato realmente  ad impegnarmi e a disegnare sistematicamente, quando ho conosciuto i manga, in particolare i lavori di Tsutomu Nihei che ha un stile molto dark/cyber punk/heavy metal. Poi c’è stato il periodo in cui ero affascinato dall’arte figurativa moderna della fine del XIX secolo. Interesse che poi è andato verso la pittura contemporanea e la nuova figurazione. Ho conosciuto una marea di pittori e grafici, ma sicuramente il più importante è  Wilhelm Sasnal. Originariamente per i fumetti a strisciette, ma comunque lo stesso tipo di percezione della  realtà sta nei suoi quadri.

Costruendo gli strumenti musicali pensavo sempre ai lavori di David King, Scott French, Mauro Marchessini, Jens Ritter, Michael Spalt, Ulrich Teuffel. Tutti quanti dotati di grande immaginazione ed intelletto e capaci a fare strumenti ,oltre che ottimi, anche originali, in maniera elegante ed acuta. Ho avuto il piacere di conoscere Mauro Marchessini in persona e mi ha detto che costruendo gli strumenti musicali sente realmente che fa la musica.

Nonostante tutto oggi sono principalmente la musica, la fotografia e i film che mi influenzano. La riscoperta della cultura hard core punk, no wave, l’estetica da macchina fotocopiatrice, VHS, glitch, noise… Da Man Ray ai film underground giapponesi tipo Electric Dragon 80.000 Volts di Shogo Ishi oppure The Iron Man di Shinya Tsukamoto. Lo spirito dei miei gruppi preferiti come Shellac, Black Flag, Melvins… E poi tutte le persone che non si fermano mai, che dedicano tempo a produrre e non solo consumare, loro che sperimentano, che si impegnano a fare cose di tutti i tipi ,senza grandi pretese ma principalmente per la voglia di farle.

link del sito web: http://www.pcell.it/

link  Vimeo: https://vimeo.com/pcell

link Tumblr: http://punk-pong.tumblr.com/

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