UN ARTE PRIMORDIALE – RAZIEL SENIOR

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Nome: Raziel Senior

Classe: 1992

Arte: Disegnatore/Scultore

 

 

 

Lo sguardo teso al passato, solo il grido del vento, l’orizzonte del mare e l’infrangersi delle onde sui suoi passi lo separano dalle sue radici. Ma Raziel Senior con l’eleganza e l’istintualità delle sue linee, che si tramutano in segni, orme fino a diventare tracce del proprio essere, riesce a compiere piccoli “riti magici”, con la complicità del pennino, ristabilendo così l’equilibrio tra passato e presente. Un continuo sperimentare, evolversi artisticamente e spiritualmente.

Ma è solo l’inizio…

La mano, come un serpente si contorce lungo le pagine del taccuino e lo spirito, ad ogni disegno si lascia alle spalle parti di “pelle” del vecchio Raziel. Posto un nuovo tassello, libero e maturato artisticamente il “nuovo” Raziel Senior continua il suo percorso e tra il verde della natura e l’azzurro del cielo, supera le fibre dei fogli e i limiti dell’inchiostro costruendo sculture, installazioni e noi, come Pollicino, seguiamo le tracce, tenendo però bene a mente il suo passato per non perderci nel suo presente…

 

1 – Che cos’è per te l’arte?

Quello che mi intriga è che non esistono “Istruzioni per l’uso” nell’arte, non c’è un modo per fare l’arte. Ogni artista che ha qualche cosa da dire, trova i mezzi per esprimerlo e comunica con gli altri. L’arte è perversione della realtà. Quello che non funziona nella realtà stimola l’artista ad inventarselo, ad invertire la sua percezione almeno in quel luogo dove tutto è possibile. L’arte risponde ad un bisogno dell’artista che prende coscienza di se stesso e intraprende un percorso di indagine i cui frutti diventano il materiale di sintesi dell’opera d’arte.

2 – A che età hai sentito il bisogno di esternare, tramite l’arte, le tue emozioni e la tua creatività?

In realtà lo faccio fin da quando ho memoria ma con sempre più consapevolezza, è un sentirmi sempre a un passo dal raggiungimento di qualcosa, e quando lo raggiungo vedo subito un nuovo obbiettivo. Quando ero bambino riempivo quadernini di disegni, penso che tutti noi almeno una volta nella vita lo abbiamo fatto. Quando avevo nove anni scrivevo fumetti. Poi passai ad una fase più malinconica, i diari segreti-sentimentali. Alle superiori, pensavo che l’arte non era un buon partito, studiai l’elettronica disegnando qua e la sui banchi, sulle sedie e scrivendo poesie nei bagni della scuola. Quando infine mi resi conto che ciò che volevo nella vita era soltanto disegnare, conseguii il diploma e cercai una scuola dove mettermi a confronto con altri “freaks” come me.

3 – Origini, istinto, archetipi, sono alcune delle parole-chiave che collegano le tue opere al tuo Io. Sfogliando le pagine dei tuoi taccuini, in quale storia potremmo trovarci?

Sfogliando il taccuino vi trovate esattamente dentro il mio flusso di pensieri. Una finestra che si affaccia sulle tracce lasciate dal mio passaggio mentre osservavo il mondo. Visivi appunti di esperienze che vivo e che Trasformo dentro di me in una pozione magica che bonifica angoli dei miei ricordi più remoti e mette in luce la mia nuova coscienza.

4 – Un paragone che mi viene subito da fare in rapporto alla tua filosofia, sia di vita sia di artista, è con lo steet artist Jean Michel Basquiat. Tutti e due narrate le vostre vite, restate ancorati alle vostre radici, date un’identità alle opere. Ha influito molto la figura dello street artist afroamericano sulla tua modalità artistica?

Basquiat ed io abbiamo tanti punti in comune. Lui faceva i muri, io faccio i taccuini. Da quando ho iniziato a mostrare il mio attaccamento alla ritualità e la mia personalità selvatica mi hanno sempre paragonato a lui. In realtà Basquiat mi ha aiutato a capirmi meglio, a capire quello che stavo cercando di fare.

5 – Oltre all’arte figurativa, ti cimenti anche nelle installazioni. Cosa ti spinge a cambiare “medium”?

Le mie istallazioni vengono fuori dal continuo operare nel taccuino. Disegnare ogni giorno, attiva un’area più misteriosa di me, e all’improvviso compaiono queste visioni in cui un disegno ha bisogno di assorbire la mia realtà per attivare l’immaginazione.

6 – La natura ha un ruolo importante nella tua arte?

Si, perché la natura è la madre di tutti noi. Per capirlo ho dovuto risolvere un conflitto con il mio “Io”. Leggi queste note: “Dominatore dell’aria Respirando, il mio corpo, entra nel luogo di powerslave e lentamente si assottiglia, man mano che resta in equilibrio, per divenire finalmente aria. Quando sono aria aumenta forte, il potere di ascoltare e vedere la realtà, di sentirla come energie in movimento. Il caos della modernità mi travolge, il mio spirito combatte incessanti lotte, distogliendosi dalla pace.

Esoscheletro: Se il mio corpo diviene aria, il mio spirito viene spazzato dall’essere umano moderno. Per questo mi avvalgo di un ‘armatura, creo una camera dentro cui il mio spirito è protetto. Attraverso l’esoscheletro posso essere anche umano moderno, posso muovere il mio spirito in mezzo agli altri nell’oscurità del mondo moderno.

Sciamano: Uno sciamano vede le energie muoversi intorno a lui e le sa manipolare, opera su di esse

7 – Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato?

Mi sento più vicino agli artisti primitivi di cui non conosco il nome, ne mai li incontrerò, le loro opere sono esposte nei musei di arte primitiva come il Quai branly di Parigi, da dentro il loro cubo di vetro mi riuscirono a parlare come se fosse stato il maestro stesso a farlo. Di queste opere mi colpisce la cura con cui sono fatte, la loro fragilità e il fatto che venivano utilizzate per attivare attraverso la fantasia la fede e la vita di un essere umano, per questo suo bisogno di connettersi con il mondo divino. Sono opere davvero potenti, tutte mi hanno parlato, mi dicevano Raziel stai attento la tua società ti ha allevato di modo che tu diventassi confuso, sii cosciente di quello che fai. Da allora Mi fanno venire il vomito molte “opere d’arte” che vedo invece qui nelle gallerie d’arte , legate solo al bisogno di divenire beni di consumo. Io stesso devo scendere a compromessi tra me e il mercato dell’arte, e quello che cerco di più dal confronto con altri artisti è di capire come loro gestiscono il loro compromesso. L’arte primitiva mi piace perchè l’uomo proveniente da quella realtà non è illuso dalla società dei beni di consumo, non è impegnato a pensare a divenire ricco, ma lo fa per l’amore che sente dentro di se e per le persone che vivono con lui.

 

Link della sua pagina Tumblr: http://raziel-perin-senior.tumblr.com

 

 

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