GLI OPERAI DELL’ARTE – ANDREA PASQUALINI & ISABELLA BITETTI

Nomi: Andrea / Isabella11640606_705827652878929_206248776_o

Cognomi: Pasqualini / Bitetti

Classe: 1993 / 1991

Arte: Installazioni Performative

 

 

 

Frida Kahlo e Diego Rivera, Robert Capa e Gerda Taro, Jackson Pollock e Peggy Guggenheim, Man Ray e Lee Miller, Marina Abramovic, Ulay…Andrea Pasqualini e Isabella Bitetti. Arte e vita non sono mai stati così vicini, due menti in un unico corpo. Ciò che contraddistingue le coppie di artisti è la reciproca fiducia nell’altro, la passione che li unisce in un continuo dialogare e confrontarsi; ognuno scopre l’altro e insieme realizzano l’opera d’arte. Andrea e Isabella, hanno percorso strade differenti, lui genovese lei pugliese, ma il destino, un sottile filo trasparente legato ai nostri corpi che ci detta la strada a nostra insaputa, li ha fatti incontrare a Bologna. Due “operai dell’arte”, come preferiscono farsi definire, che conferiscono all’arte performativa un tocco personale, in dialogo con il fruitore e le sue emozioni, in stretto rapporto con la natura.

 

1 – Che cos’è per voi l’arte?

Per noi l’ arte è l’unione di due elementi: l’opera e la casualità, che incontrandosi creano stupore. E’ proprio qui che nasce l’arte mettendo sullo stesso piano “artista” e fruitore, inconsapevoli di cosa accadrà. Di conseguenza è più importante il momento artistico che l’opera in sé.

2 – La vostra è un’arte di dualità, due pensieri che si fondono in un’unica opera,  potete raccontare come vi siete conosciuti e che cosa vi ha spinto a collaborare?

Ci siamo conosciuti confrontando i nostri lavori e abbiamo notato un reciproco interesse per la commistione macchina-natura e l’estrapolazione dell’artista dall’opera. Dopo vari scambi di idee e di suggerimenti è avvenuta l’unione, proficua sia per la crescita artistica che per la qualità dei lavori.

3 – I vostri progetti sono estremamente concettuali e molto personali. Una piccola anteprima del vostro nuovo lavoro? Di cosa parla e che cosa avete cercato di trasmettere?

L’ultimo progetto a cui stiamo lavorando si chiama Lightning. Ispirato a un’interpretazione della poesia pascoliana “Il lampo” pone “l’artista” e il fruitore come osservatori di una sensuale unione tra macchina e natura. Il lavoro è un braccio meccanico interamente realizzato in PLA (materiale plastico biodegradabile utilizzato per la stampa 3D) che muovendosi tramite l’ ausilio di un motore si sporca di terra. L’irripetibilità del momento, data la casualità dello sporcarsi, creerà un atto performativo che sancisce il passaggio dell’artista a operaio dell’arte: quest’ultimo crea una situazione in cui la casualità subentra e il risultato finale lo porta a stupirsi, essendo inconsapevole di cosa accadrà.

4 – Vorrei aprire una piccola parentesi e parlare del vostro background artistico e chiedervi quando e come vi siete avvicinati all’arte?

L’avvicinarsi all’arte è stato per tutti e due un procedimento continuo e graduale fino ad oggi. Partendo da bambini abbiamo cominciato a pasticciare su carta per poi arrivare al cosiddetto “bel disegno” e dopo ci siamo chiesti quali fossero i mezzi a nostra disposizione e se ci potesse essere un ragionamento associato alle tecniche acquisite negli anni. Oggi frequentiamo l’Accademia di Belle Arti di Bologna e ci affidiamo, un po’ per critica, un po’ per autoironia, alle nuove tecnologie che ci aiutano a relazionarci con quello che è oggi il mondo dell’arte.

5 – Che rapporto avete con la natura?

L’arte da sempre ha avuto la priorità di imitare la natura, noi confrontiamo tutto ciò che c’è di nuovo al cospetto della sua impercettibile mutabilità, prendendola così com’è. Quando progettiamo sappiamo perciò che dobbiamo relazionarci con qualcosa che non possiamo cambiare; questo è il nostro rapporto con la natura.

6 – Quali sono gli artisti che più vi hanno influenzato?

Piero Manzoni, Gianni Colombo, Stelarc, David Cronenberg, Wim Vandekeybus.

 

Link del loro canale Vimeo con i video dei lavori: LeMecanique

 

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