L’ESTETICA DEL RICICLO – EMANUELE HUNTER GAMBETTA

548576_505069189514692_1022774791_nNome: Emanuele

Secondo nome: Hunter

Cognome: Gambetta

Classe: 1991

Arte: Performer/Regista

 

Un artista atipico, fuori da ogni schema ed estraneo, in un certo modo, ai canoni artistici tradizionali, che propone una personalissima estetica dell’arte. Gambetta ri-dona nuova linfa vitale ad oggetti che, nell’immaginario comune, dopo un certo periodo vengono considerati obsoleti.

Uno sguardo altro, un occhio attento, un punto di vista diverso.

Ma il giovane artista non si ferma soltanto all’atto performativo, egli grazie al suo estro, la sua creatività si è cimentato anche nel campo cinematografico, alla direzione del film “No More Heroes“. In poco tempo è riuscito a creare una troupe, composta da amici, parenti e appasionati di cinema, che hanno vissuto vivendo l’esperienza come una grande famiglia. La passione, la creatività, l’estro sono ingredienti fondamentali per perseguire i propri sogni, a dispetto di critiche esterne, ed Emanuele li miscela con originalità senza condizionamenti o timore di sbagliare.

1 – Emanuele che cos’è l’arte per te?

“Buongiorno, piacere!” una forma di presentazione  può essere essa stessa definita arte. Per me l’arte, infatti, non ha una vera propria forma, può diventare tutto: un saluto, un messaggio, un’immagine o qualunque altra cosa sia insita nell’immaginazione. Insomma non ha limiti. Per quello non smette mai di evolversi e di cambiare. L’arte è  collegata al mondo, alla musica, al cinema, alla scrittura, alla letteratura.

2 – A che età ti sei avvicinato all’arte? Cosa ti ha spinto a realizzare le tue creazioni?

Immagino che sia partito tutto da quando scarabocchiavo all’asilo, disegnavo tantissimo invece che giocare con gli altri bambini, ero un po’ problematico e chiuso, al contrario di adesso. Come ho già detto penso che l’arte non abbia forma, quindi è difficile schematizzare. A mio avviso parte tutto dalla fantasia,ma se parliamo di arte figurata forse questi scarabocchi sono il mio lascito passato.

3  – Un arte bio-logica, bio perchè tramite il riutilizzo di oggetti riciclati crei le tue opere d’arte e logica perchè è un’arte intelligente e a zero impatto ambientale. Come è nata l’idea dell’arte riciclata?

Se devo essere sincero, è nata per caso, avevo pochi materiali e mezzi e avevo bisogno di tirare fuori il mio estro e (almeno per quanto riguarda la mia arte vera e propria) è tutto iniziato all’ultimo anno di superiori, quando grazie alla mia professoressa di figurativo, Alessandra Carta, ho tirato fuori l’artista che era in me. In quell’anno ho realizzato la mia prima opera, la meno “bio” diciamo, un quadro su foglio, con acrilici, usando la dripping art, la famosa tecnica di Jackson Pollock, ma a modo mio.

4 – La tua arte è difficile da descrivere a parole, però ci proviamo. Come selezioni gli oggetti riciclati? Quali potenzialità nascoste vedi negli oggetti che utilizzi?

Tutto può essere utilizzato, oggetti riciclati, trovati per strada, nella spazzatura o anche comprati. La mia arte ha avuto varie fasi di composizione; ho iniziato con oggetti prevalentemente comprati, poi sono passato a oggetti trovati per strada o nella spazzatura. Inizialmente davo io una spiegazione, un titolo all’opera, ma poi ho deciso di a farla dare all’osservatore, evitando titoli e spiegazioni, ma lasciando che fosse il fruitore stesso a spiegare cosa vedeva, come la volta in cui in un’opera è stata vista l’ombra di un gatto. Ultimamente ho cominciato ad usare oggetti a cui sono legato, ricordi, regali o semplici avatar di momenti piacevoli della mia vita, che si cristallizzano grazie all’arte e diventano immortali nel tempo.

5 – L’opera d’arte a cui più sei affezionato, com’è nata è perchè?

E’ davvero difficile; non amo fare preferenze nè scegliere, quindi rimarrò sul vago. Potrebbe essere la mia prima opera perchè mi ha permesso di arrivare dove sono, potrebbe essere il telefono (una scultura usando un telefono anni 50 rotto, creta, colla e tanti colori) che è il più amato da me e dagli altri o le varie performance che ho realizzato, in cui io stesso o le persone che osservavano diventavano parte dell’opera.  Infine l’ultima performance a cui ho partecipato, Casson Art,  è stata davvero un esperienza formativa, divertente e incredibile. Inoltre mi piace realizzare opere usando le cannucce di plastica, tanto da essere stato deifinito “re delle cannucce”.

6 – Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato?

Direi che l’artista che preferisco sia Shozo Shimamoto; è la mia massima fonte di ispirazione, insieme a tanti altri artisti del suo gruppo, il gruppo Gutai. Mi affascinano anche tante altre menti del Giappone del ‘900. Poi il già citato Jackson Pollock per la tecnica che ci ha tramandato. Preferisco però non pormi limiti; mi ispiro molto al cinema, alla musica, alla scrittura e tanti altri media. Ho difficoltà a identificarmi con uno stile preciso, galleristico, perchè le mie opere sono tutte diverse, unite in certi aspetti ma tutte singolari, e questo non è sempre apprezzato….ma a me va bene cosi.

Intervista di Federico Guercio

Link dell’album con tutti i lavori di Emanuele: Emanuele Gambetta’s Art

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