COMPORRE LE IMMAGINI – FEDERICO MOTTICA

Nome: Federico 10841787_10204875243952352_5482205261456344950_o

Cognome: Mottica

Classe: 1995

Arte: Regista

 

 

 

Regista, musicista, in grado di fondere immagini e musica, in maniera curata e ricercata, emozionando con le proprie storie, storie quotidiane, nelle quali tutti possono trovare una parte di se stessi. Un giovane artista che compone le proprie immagini con occhio maturo e critico.

 

1 – Che cos’è per te l’arte?

Questa è una domanda a cui credo sia davvero difficile rispondere, perché penso che la maggior parte delle volte sia l’arte a descriversi naturalmente e chi ne usufruisce la riconosce direttamente senza che nulla venga spiegato se non con il mezzo con cui si decide di comunicare. Ciò che mi viene subito da pensare è che l’arte costituisca l’eccezione e quindi ciò che supera i limiti e la normalità, i canoni che sono stabiliti in una società, riuscendo a fornire un nuovo punto di vista attraverso mezzi differenti che spesso trasmettono i messaggi e le sensazioni in modo più efficace. Rimane, a mio parere, la maniera migliore per riflettere su ciò che ci circonda. Mi viene in mente quella frase di Godard in cui diceva che l’arte, e nel suo caso particolare il cinema, servisse più per pensare che per raccontare delle storie.

2 – Il cinema e la musica, immagini visive e immagini sonore. Quando è nata in te la voglia di fondere queste due arti e quale delle due passioni è germogliata in te prima?

Credo che la musica e il cinema siano per forza strettamente collegate tra di loro. In fondo anche la figura del regista si può facilmente paragonare a quella del direttore d’orchestra. E’ stato Bresson che ha detto “Chiunque voglia fare film dovrebbe prima aver studiato musica”. La struttura di un film è molto simile a quella di una composizione musicale, quindi di certo non nuoce avere un’idea di come si compone musica. Quando si inizia a scrivere un soggetto cinematografico è necessario sapere esattamente cosa si andrà a trattare e come andrà a finire ancor prima di aver incominciato. Così come quando si scrive una fuga, come quella di Bach, è indispensabile aver fissato prima il tema da comporre, altrimenti ci si perde. Comunque la passione per la musica è nata prima di tutto. Infatti in questi anni mi sono dedicato principalmente ai miei studi musicali. Resta un fattore indispensabile sia per la mia vita che per quello che faccio. Se fossi messo di fronte alla scelta di conservare un solo oggetto, non c’è dubbio che questo sarebbe il mio pianoforte.

3 – I tuoi cortometraggi hanno partecipato al Festival di Cannes, un bel traguardo per un giovane regista come te. Puoi descriverci le tue emozioni, cosa si prova a partecipare ad un Festival così prestigioso?

Andare a Cannes è stata un’esperienza particolare. Abbiamo partecipato sia nel 2014 con “Quasi padre” sia quest’anno con “Sogno di un impiegato”. La nostra selezione era lo Short Film Corner, una vetrina fuori concorso utile per mostrare il proprio lavoro e per conoscere persone dell’ambiente cinematografico che vengono da ogni parte del mondo. Ovviamente sappiamo che è un piccolo risultato e c’è ancora molto lavoro per riuscire a raggiungere selezioni più importanti all’interno del festival (Semaine de la Critique, la Quinzaine de Réalisateurs o addirittura la Selection Officielle) ma essere al centro di questa grande celebrazione del cinema è sempre emozionante. A parte il glamour e le feste che colorano e animano il festival credo che la parte più interessante siano proprio le proiezioni. Ho visto code interminabili per pellicole di artisti emergenti o di autori di nicchia, che spesso poi non trovano una distribuzione, pur essendo di grande valore artistico. A Cannes c’è quindi la possibilità di farsi un’idea di come si muove il mondo cinematografico, di conoscere i talenti di domani e anche di divertirsi molto.

4 – La famiglia, tema che hai affrontato nei tuoi primi lavori audiovisivi e che al cinema è molto caro. Qual è l’idea di famiglia che hai voluto raccontare con i tuoi corti?

Nei miei primi due lavori ho parlato della famiglia proprio perché credo che per la maggior parte di noi sia il primo nucleo sociale con cui si viene a contatto, quello che si conosce meglio e che quindi si può raccontare con più precisione. All’interno della famiglia ci sono tutti i comportamenti e le dinamiche che poi si ritrovano in ambienti più allargarti a cui ci si avvicina successivamente. Le storie però non sono autobiografiche. Con i miei genitori ho rapporti differenti, anche se, come sempre accade, ci sono momenti che sono ispirati alla realtà. Io ho raccontato due conflitti (tra una madre e suo figlio e un padre e suo figlio) perché credo che il periodo più interessante di un rapporto familiare sia quando vengono a galla le tensioni e i problemi di cui spesso non si parla. E’ proprio in quel momento, allora, che qualcosa si smuove ed entrambi le parti sono costrette a ragionare sulla propria posizione di genitore e di figlio. Ma sono dell’idea (è quello che accade nei due corti) che spesso sia il figlio a doversi impegnare maggiormente per cercare di venire incontro ai genitori e cercare di coglierne la parte migliore. Questo, in generale, dovrebbe accadere anche in tutti i rapporti umani: “correre verso” come fa il protagonista nel finale di “Quasi padre”. Se poi l’incontro non avviene almeno siamo sicuri che il nostro l’abbiamo fatto, e non è poco.

5 – Un tuo punto di vista sul cinema italiano odierno.

Il cinema italiano di oggi soffre molto e principalmente per una ragione: la mancanza di finanziamenti. Se pensiamo che la Francia riesce ad essere uno dei primi paesi produttori di film al mondo gareggiando con Stati Uniti e Bollywood, soprattutto grazie all’aumento dei fondi pubblici, dobbiamo seriamente preoccuparci per l’attenzione che l’Italia dedica al cinema e alla cultura in generale. Ogni settore di questo ambiente è in crisi, motivo per cui anche la musica e il teatro sono totalmente in caduta libera. I cinema delle grandi città continuano a chiudere uno dopo l’altro e a fare i film sono quasi sempre gli stessi. E se celebriamo il grande cinema con Moretti, Garrone e Sorrentino da una parte, credendo che i problemi si risolvano da soli, dall’altra troviamo uno scenario disperato in cui i piccoli produttori e i piccoli distributori lottano per portare avanti la qualità italiana con progetti coraggiosi. Si dovrebbe ritornare ad una maggiore cooperazione che coinvolga tutti coloro che fanno parte del settore. Succede spesso che anche i registi stessi siano molto gelosi dei progetti a cui lavorano e dei risultati che hanno ottenuto, e chi già è in alto non ha alcuna voglia di tendere una mano per cercare di migliorare la situazione. A peggiorare lo stato delle cose, poi, sono stati televisione e internet. Credo comunque che nonostante l’infelice momento finanziario che si è creato, nel cinema si fornisca una sfida eccitante e stimolante che ha reso necessari film di maggior qualità, con più sincerità e più audacia e che, dopotutto, si stia generando un’estrema e nuova atmosfera di opportunità e possibilità per i giovani d’oggi.

6 – Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato?

In questo caso mi limito ad una lista dei registi che più amo guardare, ma che non per forza mi hanno influenzato: Kubrick, Fellini, Malick, Fuller, Scola, Kieślowski, Moretti, i fratelli Coen, Cronenberg, Olmi, Buñuel, Almodóvar, Coppola, Sorrentino, Tarkovskij, Keaton, Pasolini, Allen, Truffaut, Scorsese, Haneke, Bergman, Antonioni.

Intervista di Federico Guercio

Il link di Youtube dove troverete i suoi cortometraggi: Federico Mottica

TRAILER “Sogno di un impiegato”

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