SGUARDO UNDERGROUND – ANDREA SCLAFANI

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Nome: Andrea

Cognome: Sclafani

Classe: 1993

Arte: fotografo

 

Lo sguardo rivolto verso il basso, pronto ad inquadrare e congelare per sempre sospiri, azioni e gesti di uno squarcio di società, che per la maggior parte di noi rimane sconosciuta o viene “vissuta” tramite gli scatti di fotografi, come Andrea. Bisogna addentrarsi silenziosamente in questo mondo e lasciare che lo scorrere di queste anime sole ai margini della società donino momenti di rara bellezza, nella loro totale amarezza, attimi che solo uno sguardo underground può percepire e saper sfruttare al meglio. E’ questione di secondi, un click e quel che è fatto è fatto, un soffio leggero e i loro corpi potrebbero”scomparire nell’ombra”.

Con la fotografia, riprendendo una frase della fotografa americana Margaret Bourke – White: “Noi vediamo parecchio del mondo. E’ nostro dovere tramandarlo agli altri” e  Andrea, infatti, osserva, cattura e dona agli altri migliaia di storie differenti e ce le racconta senza tralasciare una virgola o un punto. Ci accompagna per mano, senza lasciarci mai, in un labirinto di esistenze, in cui le vite sono legate da un sottile filo rosso: il coraggio e la volontà di acquisire un posto nella società, anche se a volte per alcuni la strada da percorrere è breve.

1- Che cos’è per te l’arte?

Penso sia qualcosa di molto soggettivo e intimo, più vicino alla sensazione e all’emozione che alla definizione.

2 – Quando hai preso in mano per la prima volta una macchina fotografica e quali sono stati i tuoi primi soggetti?

Avevo circa tredici anni quando ho iniziato con una vecchia fotocamera di mio nonno. Lui mi ha insegnato tutte le basi della fotografia, dello sviluppo e della stampa. Ho iniziato fotografando molta architettura e “paesaggi urbani” prima di scoprire che quello che realmente mi interessava era fotografare sono le persone comuni, i loro volti e le situazioni della vita quotidiana in cui si trovavano.

3 – Con il passare degli anni il tuo occhio da fotografo è maturato e la necessità di nuovi punti di vista e nuovi posti da fotografare è cresciuta.  Fin dove ti ha portato la fotografia, che cosa hai cercato di catturare e trasmettere dei posti visitati?

Ho avuto occasione di visitare diverse città europee, ma la maggior parte dei miei lavori sono stati realizzati a Londra, città in cui vivevo. Mi piace fotografare la gente delle periferie delle grandi metropoli, in quei posti di cui non si parla spesso, ma dove si ha la possibilità di scoprire la vera cultura di una città. Le foto scattate in questi luoghi hanno per me sempre un’atmosfera calma e surreale. Ciò che cerco di catturare e trasmettere è semplicemente la realtà, piacevole o spiacevole che sia.

4- Dalle fotografie si intuisce un certo rispetto per i soggetti inquadrati, non invadi il loro spazio e li lasci esprimere liberamente, da buon fotografo, ma quand’è che si capisce che è il momento giusto per “congelare” il loro movimento, su pellicola o su memoria, per sempre?

Generalmente quando scatto un ritratto il soggetto che sto inquadrando sente di doversi mettere in posa, di dover sorridere e quant’altro, io però sto di fronte a lui senza scattare fino a quando non si sente rilassato e inizia a non pensare più molto alla fotocamera. In quel momento, scatto. Questo perché voglio che la mia fotografia sia il più naturale possibile. Altre volte, invece, quando fotografo scene di vita quotidiana, tutto succede molto più velocemente: penso solo alla composizione e poi mi affido all’istinto per cogliere l’attimo giusto.

5 – Preferisci l’analogico o il digitale? Perché?

Scatto in digitale semplicemente perché penso sia più comodo e più adatto alla società in cui viviamo oggi, ma non ho preferenze. Ho scattato per anni solamente in analogico e ho capito che alla fine la macchina fotografica usata non fa la differenza sul contenuto della foto. Penso però sia molto importante per un fotografo trovare una macchina adatta alle sue esigenze e con cui possa sentirsi a suo agio nell’usarla.

6 – Consigli pratici ad un fotografo in erba per la riuscita di una buona fotografia?

A mio avviso il miglior consiglio per ogni fotografo è una famosa citazione di Robert Capa :“Se le vostre foto non sono abbastanza buone è perchè non siete andati abbastanza vicino. Amate la gente e fateglielo capire.

7 – Gli artisti che più ti hanno influenzato?

Ricordo che il primo fotografo che mi ha davvero appassionato e che mi ha fatto innamorare della fotografia è stato Elliott Erwitt. Negli anni successivi ho scoperto altri grandi nomi come Bruce Davidson, Anders Petersen e Josef Koudelka. Alex Webb è stato il fotografo che mi ha “convertito” alla fotografia a colori. Ho anche accolto molte influenze dal mondo della pittura: Egon Schiele, Henrie de Toulouse-Lautre e anche dalla cinematografia come ad esempio Stanley Kubrick e Danny Boyle.

Intervista di Federico Guercio

Questa è sua pagina di instagram con altri suoi scatti: andrewsclafaniphoto

FOTOGRAFIE

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